Drake e le scommesse: -8,2 milioni in un mese, la puntata su Sinner e la class action contro Stake
Mentre il mondo della musica celebra le sue hit, il 2025 di Drake rischia di passare alla storia per un motivo ben diverso: un buco finanziario che farebbe impallidire chiunque, tranne forse lui. Se c’è una cosa che quest’anno ci ha insegnato, è che il banco vince sempre. Anche contro Champagne Papi!.
Siamo andati a spulciare i numeri del suo “annus horribilis” e quello che abbiamo trovato è un mix di cifre folli, pronostici sbagliati compreso quello su Jannik Sinner agli US Open e, per la prima volta, guai legali seri.
⚡ In Breve
- • Il Giugno Nero: Nel giugno 2025 Drake mostra su Instagram uno screenshot del suo conto Stake: 124,5 milioni di dollari puntati in 30 giorni, con una perdita netta di circa 8,2 milioni.
- • La scommessa italiana: A settembre piazza una puntata da 300.000$ su Jannik Sinner vincente agli US Open, ma il torneo non finisce come sperava.
- • Guai legali: In autunno il suo nome compare in una class action in Missouri e in altre cause collegate a Stake, con accuse di promozione “ingannevole” e uso di “house money”.
Il “Giugno nero”: 124,5 milioni giocati e 8,2 persi
A metà 2025 Drake pubblica in una storia Instagram, ripresa poi da testate internazionali, lo screenshot del suo account su Stake, uno dei casinò online più innovativi con trasazioni in criptovaluta.

La foto mostrava un volume di giocate pari a 124,5 milioni di dollari in un solo mese. Il risultato? Come riporta Marca, un passivo netto di 8,2 milioni di dollari. “Gotta share the other side of gambling” (Devo mostrare anche l’altro lato del gioco), ha commentato amaramente. Una frase che suona quasi come un presagio per quello che sarebbe successo da lì a poco.
La “Maledizioe di Drake” colpisce l’Italia: Sinner tradito
A fine estate la cosiddetta “Drake curse” (Maledizione di Drake) tocca anche il tennis azzurro. In vista degli US Open 2025, Drake pubblica il ticket di una giocata da 300.000 dollari su Jannik Sinner vincente del torneo, con una potenziale vincita poco sopra il mezzo milione.

Il risultato lo conosciamo tutti: Sinner è stato eliminato in semifinale da Carlos Alcaraz, bruciando in un colpo solo le speranze dei tifosi italiani e il portafoglio del rapper. Ma non è finita qui. La maledizione ha colpito anche la NFL: a inizio stagione Drake ha puntato 250.000 dollari sui Baltimore Ravens contro i Bills. La partita sembrava vinta (Baltimore era avanti 40-25), finché una rimonta assurda di Buffalo negli ultimi minuti hanno regalato a Drake l’ennesima schedina stracciata.
Dalle perdite alle aule di tribunale: la class action contro Stake
Se perdere soldi al gioco può essere un passatempo per miliardari, la situazione si è complicata terribilmente in autunno. Lo scorso ottobre, infatti, secondo Forbes è stata depositata una class-action negli Stati Uniti contro Drake, lo streamer Adin Ross e la piattaforma Stake. L’accusa è pesante: pubblicità ingannevole. Secondo i legali dell’accusa, le cifre astronomiche che vediamo scommettere a Drake non sarebbero sempre “soldi suoi”, ma fondi promozionali (in gergo tecnico “house money“) forniti dalla piattaforma stessa per incentivare il gioco d’azzardo tra i fan più giovani: una vera e propria strategia di marketing.
La “Drake curse” oltre il meme
La narrativa della “Drake curse” nasce anni fa da una serie di sconfitte di squadre e atleti fotografati con il rapper o sponsorizzati da lui, ed è diventata presto un meme sportivo. Nel 2025 però la maledizione sembra essersi spostata: meno sull’esito delle partite, più sulla discussione intorno alle scommesse delle celebrity e a quanto sia sano trasformarle in contenuto virale.
Dal punto di vista matematico, nessuno è immune alla varianza: se giochi volumi enormi su tanti eventi, anche con quote ragionevoli, un mese da -8 milioni non è impossibile. La parte davvero nuova è che queste oscillazioni vengono esibite davanti a decine di milioni di follower, con un impatto culturale che va ben oltre il conto personale di Drake.
Cosa resterà del 2025 di Drake
La domanda che chiude questo 2025 è legittima: quanto di quello che vediamo è reale? Per Drake, perdere 8 milioni potrebbe essere solo una voce di marketing nel bilancio annuale. Ma per il pubblico che lo segue, il messaggio rischia di essere devastante. La Drake Curse esiste, ma forse la vera maledizione non è portare sfortuna agli atleti, quanto far credere che scommettere milioni sia la normalità.
Il 2026 porterà consiglio (e magari qualche vittoria in più)? Nel dubbio, se vedete Drake puntare sulla vostra squadra del cuore… iniziate a preoccuparvi.
Drake ha davvero perso 8,2 milioni in un mese?
Sì: nel 2025 Drake ha condiviso pubblicamente uno screenshot legato alle sue giocate che è stato poi ripreso da diverse testate, con un saldo mensile in forte perdita (circa -8,2 milioni) e un volume di puntate molto alto. La cosa importante, però, è che questi numeri vanno sempre letti nel contesto: sponsorizzazioni, promozioni e “contenuto social” possono alterare la percezione di quanto sia denaro personale vs marketing.
Cos’è la “Drake curse” e perché se ne parla anche nelle scommesse?
La “Drake curse” è un meme sportivo: quando Drake supporta una squadra/atleta, spesso quella squadra/atleta finisce per perdere. Nel betting il meme diventa virale perché crea una narrativa semplice (“ha puntato lui, quindi andrà male”), ma non ha base scientifica: è più un effetto di selezione e di amplificazione social (si ricordano solo i casi in cui è andata male).
Drake ha scommesso davvero su Jannik Sinner agli US Open 2025?
Sì: la puntata su Sinner è stata riportata da testate sportive e generaliste nel 2025 ed è diventata virale proprio per la “maledizione”. Nello spiegone conviene usarla come esempio di “celebrity betting” e di come una singola giocata possa diventare una notizia (e un trigger di click), più che come semplice gossip.
Cosa significa “house money” e perché è citato nelle cause contro Stake?
Con “house money” si intende, in modo generico, l’idea che alcune giocate mostrate pubblicamente possano essere fatte con fondi forniti dalla piattaforma (budget promozionali), non necessariamente con denaro personale dell’influencer. Nelle cause e nelle accuse mediatiche il punto è la trasparenza: se il pubblico crede che sia “soldi veri” e lo imita, il messaggio può risultare ingannevole, soprattutto per utenti giovani o vulnerabili.







